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Home FEDE Blog religioso ANNUS DOMINI MMXIII - I superbi e gli umili

ANNUS DOMINI MMXIII - I superbi e gli umili


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XXX Domenica del Tempo Ordinario - Anno C

L'anno C è l'anno dedicato alla lettura del Vangelo secondo Luca.

I Cristiani, durante la celebrazione della messa, studiano e meditano le Sacre Scritture (comparando un libro dell'Antico Testamento PRIMA LETTURA, un passo dei Salmi di Davide e un passo dagli Atti degli Apostoli o dalle Lettere di San Paolo SECONDA LETTURA con il Vangelo), pregano con formule millenarie (CREDO - PADRE NOSTRO la sola preghiera trasmessa direttamente da Gesù Cristo Figlio di Dio agli Apostoli) e rivivono la Passione, morte e Resurrezione del Signore mangiano alla mensa dell'Ultima Cena il Pane di Vita, la Manna, il Corpo e il Sangue di quel Gesù che ci ha salvato per amore e che ci ha insegnato il miracolo di scoprirci fratelli.

Libro dell’Ecclesiastico 35,12-14.16-18.
Perché il Signore è giudice e non v'è presso di lui preferenza di persone. 
Non è parziale con nessuno contro il povero, anzi ascolta proprio la preghiera dell'oppresso. 
Non trascura la supplica dell'orfano né la vedova, quando si sfoga nel lamento. 
Chi venera Dio sarà accolto con benevolenza, la sua preghiera giungerà fino alle nubi. 
La preghiera dell'umile penetra le nubi, finché non sia arrivata, non si contenta; 
non desiste finché l'Altissimo non sia intervenuto, rendendo soddisfazione ai giusti e ristabilendo l'equità.

 


Salmi 34(33),2-3.17-18.19.23.
Benedirò il Signore in ogni tempo, 
sulla mia bocca sempre la sua lode. 
Io mi glorio nel Signore, 
ascoltino gli umili e si rallegrino. 

Il volto del Signore contro i malfattori, 
per cancellarne dalla terra il ricordo. 
Gridano e il Signore li ascolta, 
li salva da tutte le loro angosce. 

Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito, 
egli salva gli spiriti affranti. 
Il Signore riscatta la vita dei suoi servi, 
chi in lui si rifugia non sarà condannato. 



Seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo 4,6-8.16-18.
Carissimo, quanto a me, il mio sangue sta ormai per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele. 
Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. 
Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione. 
Nella mia prima difesa in tribunale nessuno mi ha assistito; tutti mi hanno abbandonato. Non se ne tenga conto contro di loro. 
Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché per mio mezzo si compisse la proclamazione del messaggio e potessero sentirlo tutti i Gentili: e così fui liberato dalla bocca del leone. 
Il Signore mi libererà da ogni male e mi salverà per il suo regno eterno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.



Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 18,9-14.
Disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri: 
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. 
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano.

Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. 
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. 
Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato».

 

Fratelli e sorelle in Cristo Gesù,

oggi il Vangelo e le Scritture ci ricordano l'immensa differenza tra la virtù dell'umiltà e il vizio della vanità e della saccenza.

Questa battaglia si combatte in ognuno di noi ogni giorno, ogni ora e ci dice se siamo uomini e donne di fede e coraggio o se ci lasciamo facilmente vincere dall'egoismo, dalla superbia e dall'errore.

Ognuno, questa battaglia, la deve combattere e deve vincerla. Da solo e in comunità. Da solo ma con la presenza di Cristo nella preghiera e in comunità, quando il Signore ascolta meglio il nostro desiderio di elevarci a Lui.

Nella Prima Lettura, fratelli, sorelle, si dice "la preghiera dell'umile penetra le nubi". Ascoltate la potenza incredibile che un cuore umile ha, quella di superare distanze siderali per far giungere le proprie preghiere e la propria voce alla presenza dell'Altissimo. Gli umili, specie se poveri, ma gli umili tutti. Sant'Agostino ci ricorda che il Signore si oppone ai superbi ma agli umili fa grazia sia che siano ricchi che poveri: Dio guarda nell'intimo!

E così il Salmo famoso ci fa chiara questa lettura: "Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito". Feriamoci il cuore con l'umiltà, fratelli e sorelle, per essere perfetti come è perfetto il Padre Nostro.

 

Così saremo degni di capire la grande lezione di Cristo e di seguirlo. Come dice San Paolo nella famosissima espressione "ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede" combattiamo la battaglia con umiltà, affidando la nostra corsa al Signore, maturando con Lui la nostra fede.

E così saremo sempre come quel pubblicano che sa di avere peccato e offre sempre al Signore il suo cuore contrito e pentito, magari perché sa che per tre cose buone che ha fatto ne ha fatte due non buone, ha magari sprecato due occasioni di fare del bene. Perché anche perdere occasioni per fare del bene ci fanno essere dei pubblicani. E così tutti si sentiranno pubblicani, davanti al Signore, e nessuno mai è arrivato, si può sentire completo, nessuno sia il fariseo che ripudia gli altri e crede di sé stesso ciò che non è.

Siamo tutti insieme una sola cosa, Signore, peccatori che sempre offrono opere di bene e affidano la propria vita alla fecondità e misericordia del Padre che è nei cieli.

E così saremo salvati, e così saremo cristiani.

E Cristo ci libererà, ci salverà, ci resusciterà. Ora.