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Home FEDE Blog religioso Il perché dell'abdicazione di Benedetto XVI

Il perché dell'abdicazione di Benedetto XVI


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Da cristiano sono rimasto impressionato, come il mondo tutto (cristiano e non), dall'improvvisa abdicazione del Papa.

Da storico ne ricerco le ragioni nei predecessori e nelle parole, negli scritti e negli atti dello stesso Benedetto XVI.

Prima considerazione è quella che un Papa può essere amato dai fedeli (e questo è un parafulmine dagli strali cardinalizi) ma deve essere apprezzato (o almeno non esser inviso) al Collegio dei cardinali e ai suoi collaboratori o a quelle correnti interne alla Chiesa che sono partiti con un proprio indirizzo e propri rappresentanti.

Da questa certezza storica si passi un solo attimo nel campo dell'illazione:

ad esempio, l'elezione al soglio di Pietro di Albino Luciani, papa Giovanni Paolo I, e la sua così rapida morte, trentatré giorni dopo, pare, ai più, frutto di una sollecita mano occulta in Vaticano.

Forse la stessa che poteva sapere dell'attentato a Giovanni Paolo II in Piazza San Pietro.

Quasi sicuramente quella stessa (o il partito della quale) ha "armato" la mano di coloro che hanno insabbiato gli scandali sessuali dei preti piuttosto che hanno scandalizzato con gli usi e gli abusi dello Ior o hanno scatenato la polemica Vatileaks.

C'è dunque un'opposizione occulta, in Vaticano, che muove interessi di parte o condiziona le scelte papali.

 

Seconda considerazione è quella che papa Benedetto XVI, insediatosi dopo il lungo e felice pontificato di Wojtyla, ha cercato in otto anni di "regno" di amministrare la "barca di Pietro" ma più ha spolverato più polvere ne usciva. Voglio dire che questa opposizione particolare ad un Papa che ha tentato una soluzione ai problemi della Chiesa, è stata causa di faide interne alla Chiesa stessa e motivo dell'attuale abdicazione.

In sostanza, è vero e giusto che dopo Giovanni Paolo II (e il Concilio Vaticano II) il Papa non può più essere interpretato come in passato, seduto sulla seggiola a pontificare su questo e quello, ma deve viaggiare, usare l'informatica, parlare ai giovani, conoscere le realtà storiche attuali e muoversi e vivere il mondo; pure alla salute si sono aggiunti questi problemi, cioè l'opposizione ed il marciume che si mobilitano contro ogni tentativo di smuovere lo status quo.

In questo, le idee che hanno frenato Ratzinger sono state più consevatrici dello stesso Pontefice che, a detta di tutti, doveva essere un intransigente e fermo custode della tradizione ed invece qualche apertura per la Chiesa l'ha pure cercata.

 

A questa seconda considerazione facciano seguito alcune prove:

A) ABUSO DEI MINORI. LA RISPOSTA DELLA CHIESA Il tentativo, Benedetto XVI, l'ha fatto.

 

B) L'ultimo tweet prima della dichiarazione.

Il Papa è sbarcato su Twitter con un proprio account in più lingue il 12 Dicembre 2012.

Il 10 Febbraio 2013 ha postato questo messaggio: Dobbiamo avere fiducia nella potenza della misericordia di Dio. Noi siamo tutti peccatori, ma la Sua grazia ci trasforma e ci rende nuovi.

Sembrava un messaggio di invito come tanti: affidiamo le nostre debolezze a Dio che è nostra forza; invece, alla luce della dichiarazione del giorno dopo, è lampante quanto possa essere stata bruciante per Benedetto XVI una scelta del genere.

"Noi tutti siamo peccatori". Direi che Benedetto XVI è l'opposto di un Bonifacio VIII o di un Pio IX, che vivevano di INFALLIBILITà PAPALE!

Un Papa che dice "Noi tutti siamo peccatori" è già un atto rivoluzionario, se si vuole.

 

 

C) La DICHIARAZIONE DI ABDICAZIONE (11 Febbraio 2013 - Nostra Signora di Lourdes)

Avvenuta nel giorno dell'apparizione della Signora di Lourdes, atto di affidamento a Maria Vergine Madre di Dio, che con il suo "sì" ha cambiato la storia.

Interessante evidenziare come questa volta è un "no" a cambiare la storia.

Può un cristiano dire no? Certo! Devo dire "no". Lo dice Gesù: sia il vostro parlare sì, sì, no, no (Mt 5, 36).

Bisogna comprendere che il Papa non dice "no" a Dio, anzi. La sua vita sarà di preghiera e meditazione. Dice "no" agli uomini. A quelli che lo hanno tradito e vorrebbero manipolarlo.

Maragi a qualcuno dei suoi collaboratori che egli avrebbe voluto far decadere dalla carica e che invece è ancora lì. Pure queste sono illazioni e lasciamole nel campo illazioni.

 

Il punto è che la dichiarazione, ufficiale, in latino, durante un Concistoro con i Cardinali, ha messo in evidenza la coscienza pulita davanti a Dio, la piena libertà, l'accertamento del venire meno delle forze fisiche e spirituali. Anche in quest'occasione chiede perdono per i propri difetti. Come nel Padre Nostro.

Per tutte queste ragioni fin qui espresse, questa storica dichiarazione è un atto di coraggio grandissimo, che non deve spaventare ma far sperare in una Chiesa migliore, più evangelica, più vicina a Cristo.

La scelta più facile sarebbe stata chiudere gli occhi, andare avanti, rimanere Papa, non viaggiare, eccetera eccetera.

Forse solo un tedesco poteva prendere una decisione morale così alta.

Si dice che un atto simile sia stato meditato anche da Paolo VI, altro personaggio dalla grandissima morale. Pure è possibile. Ma un tedesco che diventi Papa - già fatto storico- e che non sopporti le prevaricazioni e le divisioni all'interno della Chiesa e perciò abdichi - altro fatto storico- deve farci riflettere sull'evengelicità del personaggio. Pontificato, questo, non più di passaggio, ma di presa di posizione.

 

 

Carissimi Fratelli,

vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando.

Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato.

Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20.00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice.

Carissimi Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto l’amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti. Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesù Cristo, e imploriamo la sua santa Madre Maria, affinché assista con la sua bontà materna i Padri Cardinali nell’eleggere il nuovo Sommo Pontefice. Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio.

 

D) OMELIA DEL MERCOLEDì DELLE CENERI (13 Febbraio 2013)

"Penso in particolare alle colpe contro l’unità della Chiesa, alle divisioni nel corpo ecclesiale."

 

 

In definitiva, che Benedetto XVI sia piaciuto, da Papa, o meno, che gli si riconoscano vizi o virtù, con quest'atto ha riscattato la propria dignità di uomo e ha restituito splendore al ministero petrino.

Checché ne dicano i tanti (troppi) che scrivono, ha risacralizzato la Chiesa.

Adesso, il Vangelo si fa con le azioni e non solo con le buone parole.

AMEN!