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Home POLITICA Blog politico Breve analisi delle elezioni regionali 2015

Breve analisi delle elezioni regionali 2015


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Avviene in politica quello che è avvenuto in letteratura. Tutti poeti, tutti scrittori.

Così oggi siamo tutti analisti e tutti ci permettiamo dieci minuti di gloria o dieci like di celebrità su Facebook, Twitter o affini.

Un tempo le analisi le si leggeva sui giornali ed avevano firme che farebbero tremare il giornalismo mondiale, mentre oggi leggiamo di Serra (del quale mi chiedo ancora come faccia ad essere articolista de La Repubblica) che dovremmo tutti fermarci a riflettere sul fatto che il Pd governi ben 17 regioni su 20 (cosa, come egli dice giustamente, mai accaduta!).

Se non è mai accaduta qualcosa significherà: o stiamo davanti ad un partito di Sinistra come mai ce ne sono stati in questo Paese, retto da politici di razza, con principi ben saldi, oppure, ed anche Serra lo capirà, siamo di fronte ad un Pd che non ha avversari.

Meglio, non aveva.

Perché le Regionali dicono che, oltre al 5 a 2, al fatto che il Pd abbia retto la botta, il primo partito è quello dell'astensione, che il Pd ha dimezzato i propri consensi e che il M5S è prossimo.

Anzi, a giudicare bene, come in più testate si dice, il M5S è stato il partito più votato in tre delle sette regioni.

I numeri! Sono talmente oggettivi da essere stati sempre manipolati.

 

Dunque un Pd al 23% ed un M5S al 18% sono quanto mai vicini, ma con un'astensione del 47-48% vuol dire che 1 persona su 10 in Italia vota Pd.

Certo, mi si ricorderà che chi non vota ha sempre torto, ed io dissento.

Le democrazie si basano sul concetto di rappresentatività prima e di consenso poi.

Se sarebbe fisiologico che un 10-15% della popolazione votante non voti (si approssimi anche, 20%) che non votino 5 su 10 è segno evidente di una malattia di rappresentatività che è dannosissima per ogni regime e per una democrazia è allarmante.

 

Naturalmente il Presidente del Consiglio e l'entourage continuano con l'atteggiamento dell'uomo forte (e del Governo risoluto) ma nel loro partito diversa gente sta cominciando a capire che lo sfascio elettorale del 31 Maggio avrà significative conseguenze per il potere nazionale e locale.

Anche perché il 5-2 non dice la verità sulla partita.

Se in Toscana ed in Puglia non c'è stata gara, nella rossa Umbria e in Campania il Pd ha fatto eleggere un proprio uomo per uno scarto risibile di voti (+3% e +5%). Questo, in termini di seggi, restituisce un Consiglio Regionale spaccato e fragile, di difficilissima gestione.

Senza contare l'irrilevanza di chi oggi è al Governo e domani sarà consegnato all'oblio, l'Ncd.

In Veneto il 2% (1 seggio), in Liguria l'1,71% (0 seggi, come Area Popolare però e con il candidato di Destra).

Ancora, altro dato, la sempre prolifica moltiplicazione di liste e listoni civiche come quello delle Vittime del fisco e della giustizia, quasi 6.000 voti e lo 0,26% di gradimento. Dove? Naturalmente in Campania!