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Home POLITICA Blog politico La Rai, i soliti presentatori e i soliti ospiti, ovvero cosa significa avere un ruolo pubblico

La Rai, i soliti presentatori e i soliti ospiti, ovvero cosa significa avere un ruolo pubblico


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La scelta della Rai di ridare una trasmissione a un personaggio pubblico, prima presentatore (e come rampognava bene) e poi politico (e come ha razzolato male), il quale dopo lo scandalo del 2009, che lo portò alle dimissioni, l'anno dopo, 2010, era già consigliere del Direttore di rete di Rai Tre (fonte Wikipedia, che per quanto non sia una fonte sempre attendibile, pure sarebbe una notizia, questa degna d'essere o cancellata o querelata, che dite?).

Questa scelta io la trovo indegna per una rete pubblica che si sostanzia del canone dei contribuenti e che dovrebbe avere un pedigree sano e puro.

Sappiamo che non è così. Sappiamo che da anni i soliti volti ne frequentano i salotti, sia come conduttori che come ospiti.

Come conduttori, alcuni hanno senso morale e sentimento, altri decisamente no.

Faccio l'esempio, a tutti noto, del giovane e bravo conduttore di Ballarò, Giovanni Floris.

Poiché tutti sono bravi a presentarsi come paladini della giustizia e della libertà, ma tutti hanno i propri scheletri nell'armadio, anche Floris pecca. Un intervistatore gli ha chiesto perché il suo stipendio fosse alto e se lo giustificasse.

Lo stipendio di Floris è di 500.000 mila euro all'anno.

So che il discorso è cavalcato da un ex ministro della cui condotta ci sarebbe troppo da dire e che sintetizzerò nell'aggettivo ridicolo, pure è un fatto. 500.000 euro all'anno di stipendio per un presentatore della RAI, rete pubblica di televisione.

Floris, ci mancherebbe, giustifica il proprio stipendio. Seguiamo il suo ragionamento.

Io sono un conduttore e ho un certo share. Lo share fa sì che per le pubblicità la Rai intaschi, per merito del mio lavoro, un sacco di soldi. Quindi la mia trasmissione è in positivo. Dunque, il mio stipendio è giustificato.

Ora, ammetto che Floris mi sembrava un giornalista serio e che ne felicitavo per me, per la mia nazione, per la Rai e per la società tutta, questo discorso è ridicolo (al pari di quelli dei ministri), initelligibile e irricevibile, sordido, egoistico e ...

Rispondo: anche io sono un giovane supplente nella scuola pubblica italiana e, attraverso il mio lavoro, istruisco, ogni anno, tra la sessantina e la novantina di pargoli (scuola secondaria di I grado). Anche la scuola pubblica e la società traggono giovamento dal mio lavoro. Io percepisco circa 1.300 euro al mese. Che faccio, dico: visto che io ti insegno la Grammatica, a parlare bene e scrivere correttamente, e tu diverrai medico o avvocato o politica o ingegnere, allora dammi una percentuale del tuo futuro introito.

No! No! No e NO!!!

Io sono un insegnante della SCUOLA PUBBLICA ITALIANA!

Ho una funzione PUBBLICA!

Come il presentatore RAI!

Ma la Rai è un'azienda! Sì, ma pubblica!

Come servitore dello Stato, come facente parte di un organo dello Stato, come insegnante di scuola pubblica io non posso e non devo fare il ragionamento squisitamente economico (e falsamente marxista, perché parziale) della plusvalenza.

Di Marx si mette avanti il concetto di plusvalenza e non di uguaglianza nella retribuzione.

Nei paesi comunisti (che se non fosse stato per l'avarizia umana) sarebbero stati un ottimo modello di sviluppo, l'insegnante e il presentatore avrebbero preso lo stesso stipendio.

E con ciò io non voglio dire che l'insegnante debba percepire di più ma che il presentatore "blasfemo" debba prendere sensibilmente in meno. Trenta, Quaranta mila euro all'anno. E con quei soldi rimasti dai 500.000 quanti presentatori giovani si pagherebbero?

 

Perciò anche tu, Floris, sei bocciato.

Boccia pure i politici, ergiti anche tu a paladino di non so qualche concetto di equità e di bene comune, ma tu sei come loro, anzi, peggio di loro!

Ciò non di meno, non è colpa solo dei presentatori esosi (e Floris non è l'unico, ci tengo a ribadirlo), ma anche di coloro che gravtano da anni attorno ai talk:

come ospiti, infatti, soprattutto tra i politici, ci sono volti che imparano una parte come un registratore rotto o un disco bloccato, e ci vendono fumo e irrealtà ogni volta dalla medesima trasmissione.

Queste condotte sono un'abdicazione del ruolo che la Rai ha rivestito in passato e che ognuno spererebbe rivestisse.

 

Qualcuno di voi potrebbe pensare che Vito Lorenzo Dioguardi ce l'ha con la Rai!

Beh, sbaglierebbe. Lo dico sinceramente. E spiego il perché.

Nel caso del presentatore che torna con una trasmissione su Rai Tre, dopo avere sbagliato condotta, dico che:

a) a me sembra assurdo e ridicolo che una persona la quale ha agito in modo non probo debba tornare in Paradiso senza avere passato il Purgatorio (mi rifaccio a quanto detto prima).

b) a me sembra assurdo che, con tanti giovani preparati, che fanno gavetta, raschiano il fondo, sperano di entrare nel patinato mondo dello spettacolo, giovani valorosi e valenti, pronti a mettersi in gioco, noi dobbiamo tenere dei vecchi, bavosi cinquatenni sputasentenze e sorbirci le loro solfe.

Certo, è il pubblico che sceglie, mi si dirà. Pure il pubblico va educato. Pure, quand'anche fosse che il pubblico scegliesse di vedere la trasmissione, è un buon esempio tutto ciò?

Io credo che la scelta della dirigenza della Rai non sia stata opportuna.

 

Ci sono trasmissioni valide, lo si dica a vanto, trasmissioni che appassionato, in genere mi piacciono molto gli sceneggiati, ma per quanto riguarda l'informazione, beh, mi spiace ma abbiamo un vuoto di informazione pubblica a dir poco spaventoso.

 


Il mio desiderio è che un giorno la Rai sia liberata dai partigiani della comunicazione, da gente coraggiosa e trasparente che non mercifichi l'informazione e non baratti per un lauto stipendio l'indipendenza e il ruolo pubblico che un dipendente (e dirigente) Rai dovrebbe avere!

UNA RAI LIBERA, GIUSTA, DI ESEMPIO!