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Home POLITICA Blog politico Italia, Repubblica delle parole (e delle parolacce)

Italia, Repubblica delle parole (e delle parolacce)


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L'altro giorno ero con amici su una montagna prospicente il Lago di Como. Vi era una piccola festa di paese, una specie di anticipazione di Halloween (festa anglosassone importata per ragioni commerciali in Italia, paganeggiante e a cui non sono per nulla favore, posto che anche io - lo ammetto - l'ho festeggiata in discoteca con amici. Pur di stare con gli altri...!).

Ebbene, che a metà Ottobre si anticipi una festa che dovrebbe essere festeggiata quindici giorni dopo è significativo. Certo, mi si dirà, non era stata pubblicizzata come festa di Halloween ma come festa della castagna e del vino. Sia, allora perché vendere oggetti e agghindarsi da mostri e da streghe. Solo per lo stupore dei bambini (unica nota positiva)?

Io credo piuttosto che questo dato ci dica dove va l'Italia.

Aggiungo: mentre stavamo scendendo dalla cucuzzolo e lasciando la piccola piazza di Cernobbio alta, un bambino, tra gli amici, a voce alta, tira giù una bestemmia. Io ne resto così impressionato, anche se il mio lavoro dovrebbe anche avermi preparato a tutto questo, che quasi mi fermo. Mi si gela il sangue nelle vene. Mi ribolle qualcosa dentro e vorrei fermarmi e dire qualcosa, ma mi sentivo incapace di rispondere a quel ragazzino, ai suoi amici, al candore con il quale offendeva, alla sua non-cultura ostentata così gloriosamente, e pensavo a chi lo ha educato, a cosa ha dovuto vedere. Penso che, in fondo, è vittima del mondo degli adulti. Quel mondo degli adulti che sceglie le feste pagane, il divertimento senza pensieri, che crede che la crisi passerà da sola, che si è impotenti davanti alla cattiva politica, che il Cristianesimo sia falso (sulla base della moda dei potenti, senza alcuno studio, senza alcuna razionalità). Imposta la moda paganeggiante del sesso, del potere, del divertimento senza pensiero, dello sballo, il popolo italiano (più ignorante di cento anni fa, per molti aspetti, ancorché - almeno nelle stime - più alfabetizzato) è un'Italia che io non riconosco per Italia, uno Stato selvaggio, uno Stato non-Stato, composto da organi truffatori e approfittatori, da corrotti e corruttori e alla base della quale c'è un popolo che è l'ignoranza fatta uomo.

Non voglio con ciò dire che tutti si debba essere cristiani, di cristiani io ne conosco pochissimi, forse non impiegherei nemmeno le dita di due mani per enumerarli, ma che si liquid. il Cristianesimo per non vero in base al non studio, al sentito dire, alla sensibilità "imposta" dall'alto, dai capi, da coloro che traggono profitto nello screditare il Cristianesimo (così come quelli, dentro al greggo che sono lupi e che attraverso di esso se ne approfittano) ebbene io ritengo che questa sia la vera crisi di oggi: il non capire, il non cercare nemmeno più di capire.


Dal particolare al generale: dal ragazzino che bestemmia con gli amici sul cucuzzolo di una montagna remota dell'arco alpino alle bestemmie che la nonpolitica fa tutti i giorni in spregio alla storia d'Italia, alla sua sofferenza, alla Costituzione, all'acquisizione eroica di diritti e doveri (gli uni sconosciuti quanto gli altri...).

E i mezzi di comunicazione, davanti alle cifre atterrenti della disoccupazione, della regressione culturale ed economica del Paese, davanti alla svendita a grandi capitalisti stranieri delle maggiori aziende del panorama italiano, cosa ci propinano?

- La decandenza dalla carica di senatore del capopopolo dei ricchi;

- La presa di posizione del Presidente della Repubblica che "censura" il suo popolo (il popolo che mensilmente lo paga, dico!), perché sfoga la sua rabbia sui social;

- la bagarre sulla legge di stabilità e il solito teatrino Imu non Imu;


Certo ci sono anche tanti talk che parlano di politica. A parte la qualità di questi talk, bassa per le seguenti ragioni:

- parzialità del conduttore;

- stessi volti, stessi invitati da vent'anni;

- grida e controgrida, insulti e quant'altro... (anche se adesso sono diminuiti, non li vedete più composti? Perché hanno capito che il popolo è esasperato e che potrebbe... - ed io non voglio assolutamente né la violenza e nemmeno l'immobilismo);


a parte la qualità di questi talk (e il dato sconcertante dello stipendio della maggior parte di quei conduttori - di Destra e più gravemente di Sinistra - anche se oramai la differenza è dissolta - che percepiscono lauti compensi! Troppo lauti per i bei discorsi sulla sofferenza del popolo italiano che sono soliti infarcire), resta il dato che l'Italia è la Repubblica delle Parole (ex Repubblica delle Lettere): tutti dicono tutto, salvo poi smentire quello che hanno detto ridicendo il contrario di tutto. E sono bravini, se riescono a convincere l'elettorato (se ancora esiste) davanti alla prova evidentissima di una dichiarazione davanti alla telecamera, che sono stati fraintesi.


Intanto l'Italia langue. A me pare la fine di Ettore, davanti alle mura della sua amata Troia, sotto lo sguardo lagrimoso dei suoi cari, con il pensiero rivolto alla piangente Andromaca e al suo piccolo figliolo, per cui combatte. Riferimento epico non tanto per il valore della guerra, a cui non credo, ma per far capire come da Repubblica democratica fondata sul lavoro siamo passati ad essere capitalisti falliti homo homini lupus del si salvi chi può e del tutti contro tutti.


Un riferimento di speranza, però, alla mia dolce terra voglio pur darlo. Un esempio antico, se è vero che dagli antichi abbiamo ancora da trarre molte lezioni, ancorché in alcuni campi siamo riusciti a superarli (ma è la storia del nano sulle spalle del gigante...):


quel popolo deluso dal potere religioso-politico ufficiale, stanco di guerre, di violenze e di individualismo sfrenato, si era rivolto, in quella Palestina martoriata ieri come oggi che somiglia tanto al nostro amato Stivale, a una voce nuova, ad un annunzio di infinita candida splendidezza, che parlava di giustizia per tutti, di pace per la famiglia umana, di fratellanza universale, di pentimento amaro e remissione dei peccati per un nuovo inizio.

Così si ricomincia, se si capisce in cosa si è sbagliato: abbiamo sbagliato nel pensare ossessivamente a noi stessi, nel rinunciare ad educare i nostri figli ed anzi, in molti casi, nell'anteporre la nostra libertà personale (divorzio, nuovi matrimoni eccetera eccetera...) alla bellezza e responsabilità di essere genitori; abbiamo sbagliato nel dare esempi di lucro e di malvagità alla nuova generazione (la mia) e nel rinunciare alla tradizione cristiana in nome di un mondo e di una Italia che sono come pane insipido (E come lo si renderà salato?).

Abbiamo sbagliato nel pensare di essere diversi, il Nord migliore del Sud, il Sud per volere divino spacciato e definitivamente e immutabilmente in mano alla delinquenza). Abbiamo sbagliato a non accogliere i fratelli delle altre fedi che scappano da fame e povertà e nell'accoglierli tutti senza metodo e senza ragione.

Abbiamo sbagliato a rinunciare a pensare per divertirci. Siamo stati cicale. Tutti, anche se cicale di cicale sono i poteri forti, i maggiori responsabili (irresponsabili) di questa attualità tanto difficile.

Allora, torniamo alla fede vera. Pare che lo Spirito Santo abbia dato un Papa diverso (anche se i gesti e le parole non sono stati supportati che da alcuni tentativi di riformare questa Chiesa e questo Vaticano che sono ancora troppo uguali al passato).

Torniamo alla fede in Gesù Cristo, nel riscoprirci popolo e nazione, una nazione multirazziale  multireligiosa in cui l'appartenenza sia però usata per il bene comune (come Jahvé, Gesù, Allah vuole!).

Torniamo al bene e agli insegnamenti etici e morali che hanno (anche negli eccessi del passato) costituito pur sempre un'ossatura valida per far stare dritta l'Italia. E che questa ossatura oggi non abbia scricchiolii, che sia etica buona, morale pura, che sia il nuovo mondo che Bibbia, Vangelo e Corano auspicano. Che sia non questa Babele, ma la Terra Promessa da Dio ai nostri Padri. Che sia il ricominciare con fede, cultura, tradizioni, fratellanza e socialità a costruire sopra le rovine fumanti di questo presente senza sale.

Perché noi siamo sale, sale della terra.