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L'imbarazzante Porta a Porta e il caso della decadenza da senatore di Berlusconi


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Porta a Porta è un programma televisivo del palinsesto Rai che si trasmette dal 1996, da 19 anni. Trasmette tradizionalmente sulla rete ammiraglia ed è celebre per la conduzione del suo "storico" presentatore, il giornalista Bruno Vespa.


 

Il programma, non volendo, si è trovato a raccontare le tensioni e le divisioni del ventennio berlusconiano, invitando sempre politici di spicco e cercando di indagare la realtà degli eventi politici, sociali e morali del nostro Paese. Almeno questo nei propositi. Salvo poi ossequiare con particolare svenevolezza i vari pezzi grossi della politica, del clero e dell'industria che via via sono intervenuti.

 


A rafforzare il consenso attorno alla trasmissione ci sono state poi delle vere e proprie tribune elettorali, dei comizi in piena regola, dentro i quali, nello studio per lo più immutato, Berlusconi un giorno di tanti anni fa disegnò, ad esempio, su una cartina muta dell'Italia ciò che egli sognava per questa nazione. E come un moderno Michelangelo si mise a tracciare linee e dire "Qui io vedo un'autostrada, qui una ferrovia, qui un tunnel, qui questo e qui quello, tanto che alla fine più che l'Italia quella carta così scintillante e opulenta pareva il Paese dei Balocchi.

L'8 Maggio del 2001 altro colpo di scena con la firma del cosiddetto Contratto con gli Italiani.

 

Intanto Berlusconi vinceva e l'Italia peggiorava sia da un punto di vista economico, perché non ammodernava le sue strutture industriali, oramai vecchie dato il ringiovamento dell'economia portato dalla intanto giunta rivoluzione tecnologica di fine millennio, sia da un punto di vista morale.

Pure la trasmissione continuava, a suo modo, a raccontare l'Italia e i cambiamenti nei comportamenti e nella sensibilità della società, mentre una Sinistra almeno colpevole, se non venduta, e dei sindacati sempre più divisi e sempre meno rappresentativ andavano spegnendosi lentamente.

Non volendo, però, parlare solo di politica, la trasmissione è stata ulteriormente al centro di sorridevoli polemiche e di rifacimenti comici per le ricostruzioni dei delitti più efferati che il conduttore raccontava pedissequamente attraverso dei grandi plastici semirealistici.

Plastici e dettagli e modalità di conduzione della trasmissione divenuti, quasi, proverbiali.

Naturalmente plastico, particolari oltremodo eludibili, gossip scandalistico sulle vittime, sulle vicende e toni quasi più da bar di provincia hanno anche indispettito molti.

Altro punto di forza, come di ogni buona trasmissione che tratti di politica, i sondaggi.

 

E così, ad oggi, volenti o nolenti, se gli Italiani vogliono ancora sentire, a sera, stanchi da lavoro, cosa non è politica o ricordarsi come mai diventare, anche per quest'autunno potranno sintonizzarsi sul primo canale e sorbirsi le acute analisi di Vespa. Il quale non sarebbe nemmeno pessimo, come giornalista, se avesse quel qualcosa che qualunque altro giornalista dovrebbe avere per essere grande: l'onestà intellettuale e l'amore profondo e indefesso per la verità.

Invece, il Nostro si crogiola della sua posizione e ripete da varie edizioni gli stessi, imperdonabili errori (oltre quelli già elencanti in precedenza, ndR):

A) Invitare sempre le solite facce note; facce di bronzo, s'intenda, ma sempre solite sono.

B) Tra queste facce note, oltre coloro che sono stati in galera per pochissimo tempo, esempi fulgidi di dedizione al giornalismo e alla libertà di stampa, ci sono alcuni talmente indigesti all'opinione pubblica generale che si deve odiare l'Italia per invitarli così frequentemente in trasmissione;

C) Distorcere la verità dei fatti andando a parere sempre e solo verso certi argomenti e/o aspetti di essi.

Questa, che è la colpa maggiore, è stata, ad esempio, una procedura usata quest'oggi, quando si dibatteva del primo giorno di riunione della Giunta per le elezioni e dell'immunità parlamentare, allorquando era evidente, oltre agli scudi alzati di politici e giornalisti di Destra, che il conduttore "favoriva", in una visione garantista quanto mai adeguata al personaggio, la tesi secondo cui Berlusconi non debba essere "processato" così in fretta, perché ciò pare più un'epurazione che una conferma della condanna.

E qui tra il punto. (E a questo punto, per vero, un ospite in particolare ha risposto adeguatamente).

Punto primo - La Giunta non deve svolgere un nuovo processo a Berlusconi, come sostenuto dai rappresentanti di Destra, che così capovolgevano l'attenzione da Berlusconi ai deputati Pd a lui ostili, ma deve ratificare l'eventuale incompatibilità della carica di senatore della Repubblica con la nuova posizione giuridica di Silvio Berlusconi dopo la condanna a 4 anni per frode fiscale del 1 Agosto, la quale lo indica, per sentenza definitiva della Cassazione, complice per avere architettato un trucco per evadere il fisco dovuto dalle sue aziende.

 

Punto secondo - Il fatto che Berlusconi sia stato condannato da tre gradi di giudizio, scioglie ogni riserva rispetto all'eventuale tarlo garantista ancora in agguato.

Che questa sentenza definitiva sia arrivata dopo 7 anni di iter giuridico (tanto che 3 anni dei 4 gli sono stati condonati) è altrettanto significativo. Conosco una persona che avrebbe commentato, e io pago!

 

Punto terzo - Che risponde alla mossa a sorpresa, in extremis organizzato dai legali, il ricorso di Berlusconi contro l'Italia inviato alla Corte di Giustizia Europea, a Strasburgo, che in 8-9 settimane dovrebbe rispondere se accettare o meno il caso.

Questa mossa, come tutte le ultime mosse (l'aereo che trascinava il cartellone con su scritto Forza Silvio, Forza Italia; l'alleanza, insolita, con i radicali;), è il segno della debolezza e dello sforzo immane di un gigante a cui sono stati mozzati i piedi di reggersi soltanto con la forza delle mani.

Il ricorso alla Corte di Giustizia Europea è stato promosso in ragione della considerazione, nella Costituzione Italiana e in quella Europea, del principio giuridico nulla peana sine lege, nessuna pena senza la legge, ovvero, se quando ho commesso il reato quello per cui vengo punito non era considerato reato io non devo pagare davanti alla legge.

Principio, questo, che non ha senso, se non si esercita distinzione.

Faccio un esempio: è ovvio che, se oggi è uscita la norma per cui è severamente vietato in ogni angolo della scuola fumare, non posso punire il professore che fumava negli spazi che la precedente legge gli concedeva. Questo è palese.

Pure, il fumare a scuola oggi è sanzionato.

Però, il reato di evasione fiscale, anche prima la nota Legge Severino, c'era, anzi, c'è sempre stato. Il fatto che chi non pagasse le tasse fosse un evasore e che in quanto evasore fosse perseguibile per legge è un fatto antico.

Il fatto che al momento del reato la Legge Severino non fosse in vigore non dice nulla. Silvio Berlusconi ha evaso le tasse, quindi è reo, e ora, in virtù delle disposizioni odierne, questa condanna odiernamente emessa, da adito alla decadenza di questi dalla carica di senatore.

Processo così logico che non riesco a capire quale sia la difficoltà nel capire.

 

Perciò, dopo questo exursus nel ventennio berlusconiano-vespiano, mi rammarico per la pessima politica dell'uno e il servilismo dell'altro e dichiaro che la decandenza di Berlusconi e l'eventuale allontanamento dagli incarichi pubblici, che il Tribunale di Milano sta valutando se e quando stabilire, non è certo la liberazione dell'Italia dal berlusconismo. Questo è detto da molti. Non è chiaro come potremo tornare a un giornalismo vero e autentico, combattivo e attento alla verità, e quando avremo una politica che dia esempio ed elevi la società civile piuttosto che allettarla con reclamé e gossip e saziarla di scandali, incanaglirla e spogliarla della libertà e della dignità.

Allora potremo dire che la decadenza dell'Italia sarà storia e si aprirà una nuova storia, fatta di una gioventù partecipe e di un sogno da dividere, nella diversità di opinioni, tutti insieme.