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Micheal Schumacher e la vita sportiva


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Per vent'anni dire velocità è stato dire Schumacher. Anzi, espressioni metaforiche o retoriche come Sei uno Schumacher, essere veloce come Schumacher, fare lo Schumacher hanno dato la cifra della grande inarrestabile e ferma carriera di un campione con la lettera maiuscola. Schumacher è divenuto sinonimo di velocità, di capacità, di vittoria. Uno che è riuscito a vincere il mondiale con una Benetton, che ha vinto (e tanto) in Ferrari, che si è ritirato una prima volta ma la sua grande passione per le corse e le auto lo ha rimesso sul sedile. (Cosa per la quale non sono stato entusiasta!).

 

Per il destino inafferrabile degli uomini, dopo una vita sulle piste da gara, a correre a più di 300 km/h, ieri sera Micheal Schumacher ha avuto un incidente sugli sci.

Un grave incidente. Era sulle Alpi francesi. Era con il figlio quattordicenne. In un fuoripista.

Aveva il casco di protezione, però non gli è bastato. Caduto sulle rocce è stato prontamente soccorso. All'inizio rispondeva bene, poi pare sia arrivato all'ospedale di Grenoble e sia stato operato. Ora sarebbe in coma.

 

Di tutta questa vicenda, la faccenda più aberrante sono alcuni dei commenti del popolo dei social. I social sono potenti mezzi di intercomunicazione tra persone di fascia sociale, di razza, di religione, di convizioni politiche diverse che, lontani da essere terreni di sereno confronto diventano permanenti campi di battaglia culturale, morale, educativa eccetera.

Su tutto: su politica, su convinzioni di vita personali, sulla religione e anche sull'incidente occorso ad un grande campione di Formula 1 (ad Ottobre scorso ritiratosi dalle gare per la seconda volta).

Ora, fermi i convincimenti di ognuno urlare contro l'accaduto perché è un ricco, perché è uno come tanti, quasi godere di quel che è successo, è aberrante perché ci trovo nessuna moralità, nessuna umanità e nessuna fratellanza.

Che poi molti muoiano di fame ogni giorno in Africa, altra tesi per proclamare la propria indifferenza alla notizia, deve essere uno stimolo a pensare che non si deve morire di fame nel mondo, non che sia da godere di un incidente simile.

In ultimo, credo che seppure Schumacher abbia sbagliato a fare un fuoripista ma che sia stato prudente a indossare il casco, bisogna sperare che ognuno abbia possibilità di salvezza, che sia straricco e che sia poverissimo.

In fondo, mi sembra che faccia beneficenza ed ha solo sfruttato i talenti che Qualcuno gli aveva donato.

Quindi, Forza Micheal, forza fratelli che soffrite, forza mondo!

Perché tutti noi torniamo ad una fratellanza che ora sembra perduta ma che c'è.

Sopita, ma c'è.