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Yves Bonnefoy ed Elie Wiiesel


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A cavallo tra il 2015 ed il 2016, recando presso quel tempio affascinante, spazio azzurro dei miei sogni di ragazzo, che è una biblioteca pubblica, iintento ad infoltire il mio bagaglio di luce e conoscere nuovi poeti, nuovi versi e nuovi modi, mi trovai davanti all'edizione I Meridiani di Yves Bonnefoy. Aprii il libro con la mia usuale sacralità e lessi, mostrando tutto il mio credo pennacchiano.

Quei versi che lessi mi entrarono gentili dentro la pelle, dissetarono la sete della mia terra, mi incuriosirono. Né il solito Alleluja stanco e monocorde né l'iimmancabile siamo soli, godiamo, eccetera eccetera. Un uomo che ragionava. Un uomo dubbioso che ragionava. Un uomo che deve avere sofferto, data la sua gioia. Mi convinsero questi pensieri che Bonnefoy fosse un buon poeta da leggere. E lo invitai a casa mia.

 

Au tournant de 2015 et 2016, ce qui porte dans le temple fascinant, l'espace bleu de mes rêves d'enfance, qui est une bibliothèque publique, iintento pour épaissir mes bagages lumière et faire de nouveaux poètes, de nouveaux moyens et de nouvelles façons, je me suis retrouvé avant édition I Meridiani d'Yves Bonnefoy. J'ai ouvert le livre avec mon sacralité habituelle et lu, montrant toute ma conviction pennacchiano.
Ces versets que je lis, je suis genre dans la peau, la soif désaltérèrent de ma terre, ils réveillèrent. Ni la fatigue Hallelujah et terne habituelle ni iimmancabile nous sommes seuls, nous jouissons, et ainsi de suite. Un homme qui a raisonné. Un homme douteux motivée. Un homme doit avoir subi, compte tenu de sa joie. Ils me convaincre que ces pensées était Bonnefoy un bon poète à lire. Et je l'ai invité dans ma maison.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di Elie Wiesel mi intrigò subito la figura di quel pazzo che andava avvertendo, andava girovagando ed avvisando tutti circa quello che aveva visto ma nessuno gli credeva. Quell'immagine descriveva i poeti o i profeti. Gente che, sarvognuno, è un sopravvissuto a qualche tragedia del cuore ma parla una lingua talmente alta da non essere compresa dagli altri.

Un sopravvissuto era proprio lui, Elie. Un sopravvissuto non solo al Nazismo ma alla gratuita cattiveria umana.

Un sopravvissuto che ci ha lasciato un tesoro di umanità che è il più manifesto esempio di come, prima delle armi, la resistenza etica e morale degli uomini ha sconfitto quella barbarie che è stata la dittatura.

A La notte, suo capolavoro, dobbiamo molto: quello di Wiesel, quello di Levi, non sono soltanto memorialistica, diari di guerra, narrativa storica con tutta la loro carica testimoniale, ma sono anche indelebile segno di infinita tristezza alla quale gli uomini sanno abbandonarsi quando perdono una luce, essa sia la fede o la ragione.

Quella stessa mezza umanità distratta che oggi non saluta Elie Wiesel è terreno per erbacce e cattivi propositi che invece gli altri, coloro che delle parole di Wiesel fanno Bibbia, Vangelo e Corano, devono ricordarsi che gli indugi fanno la storia e che per evitare sorprese bisogna rimanere come spose vigili alzate tutta la notte. Quando lo Sposo passerà le farà entrare in casa con sé.

La notte di Wiesel è proprio la notte della parabola, della veglia, della vigilia dell'evento salvifico che ogni uomo può cercare in sé e l'umanità tutta deve ambire a conoscere.

Fede o ragione, strade diverse per arrivare al sommo bene di una umanità che rifiuti categoricamente quei ritorni al passato così pericolosi e possibili quanto più si vorrebbe offuscare la voce del dissenso e dell'orrore.

Allora che il grido di allarme de La notte ci faccia star svegli, per tutto il tempo necessario. Finché ci sarà tempo.

 

E a te, Elie, la terra ti sia lieve e la pace ricolmi il tuo spirito.

Vito.