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Foggia in macerie


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Se fosse una commedia, saremmo saliti sul tetto del Comune o sul cavalcavia di Porta Manfredonia o all'ultimo piano di un palazzo del centro e avremmo potuto affermare, guardando Foggia, "certo che le devastazioni che ha subito questa città".

Purtroppo non è una commedia, non è Gallo Cedrone, non è Roma, ma una tragedia, l'ennesima, di vita vera, a Foggia.

Si potrebbero scomodare, allora, illustri e tristi paragoni con Viale Giotto e simili, ma a che pro? Le vicende sono differenti ma la stessa costernazione, lo stesso abbandono percepito all'epoca, la stessa miserevole colpa di noi uomini fallaci che produce una fatalità ancora più inevitabile del destino, perché da noi stessi prodotta, è in questa foto, è in quello che è successo il 3 Giugno 2014.

Anche stavolta nel pieno della notte. Anche stavolta un nuvolone di fumo. Anche stavolta innocenti.

Che poi, in questa ennesima strage del presappochismo, dell'inettitudine e del modus operandi da selvaggio West, Foggia ancora una volta si distingue, pressoché imbattibile.

 

E così siamo ancora qui a commentare, a livello nazionale, il nuovo infrenabile disastro di una città che ha mille problemi (e di questo non ha alcuna colpa) ma che non sembra fare nulla per risolverli (e questa è la sua colpa!).

Migliaia di foggiani espatriano in Italia e all'estero, migliaia vivono in modo corretto la città e la cittadinanza, un gran numero cercano di vivere come possono, arraffando qua e là e il resto sono coloro che la dirigono a livello legale e/o illegale.

Proprio oggi si vota per dare alla città un nuovo primo cittadino. Ed io oggi scrivo.

Non per lui piuttosto che per l'altro ma per ricordare ai due che, chiunque vinca, di politici corrotti e disonesti ne sono tanti, di onesti e probi, che il popolo ama e che ricorda in modo imperturo, davvero pochi.

Che il prossimo sindaco, più che dai soldi facili o dalle inevitabili pressioni, sia informa dalla voglia reale, non filosofica, non salottiera, non da tribuna elettorale, ma vera, coi fatti, sia informato di voglia di cambiare la mentalità, il ritmo e la logica della città e soffiare sul latente ardore dauno che da tanto, troppo tempo, giace dimenticato nei petti di ognuno.

Sono soprattutto le tragedie ad insegnare la profondità d'animo che gli uomini hanno non sapendo di avere.

L'augurio per la mia cara città è che torni ad essere fiera di sé, si riscopra parte fondamentale d'Italia e magari riesca a concepire grandi sogni come meriterebbe.