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La Costituzione Italiana: la più bella ma anche la più inattuale


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Se dovessi scegliere un sottotitolo per questo pezzo, scriverei: "Quello che non ci piace della Costituzione!".

Appena il mese scorso Roberto Benigni ha magnificato la Costituzione della Repubblica Italiana in una serata Rai. Non l'ho seguita direttamente (ero in viaggio) ma dai commenti devo ammettere che, come al solito, con un linguaggio forbito ma divertente, con una spiccata propensione alla serietà giocosa delle cose, l'attore toscano sembra avere fatto passare il messaggio che la Costituzione Italiana è stato il miracolo politico del dopoguerra.

Tuttavia, se coloro che l'hanno scritta, a pena di sacrifici, lotta, resistenze, deportazioni, la miseria dell'ultimo fascismo e la barbarie della guerra, se coloro che l'hanno scritta avesse saputo che poco più di settant'anni dopo si sarebbe giunti a questo punto, io credo che non l'avrebbero scritta così.

La Costituzione è un patto sacro tra i cittadini, per la civile, armonica, prospera convinvenza. In più, essa segna la direzione verso cui gli sforzi di tutti dovrebbero tendere.

La Costituzione Italiana ha rappresentato, in quei tempi, la maturità politica della classe dirigente italiana e del popolo italiano tutto.

Ombre rimangono, circa lo scivolamento dalla monarchia ad una dittatura esterna e circa il passaggio "elettorale" dalla monarchia alla Repubblica.

Partendo dall'assunto che chiunque raccoglie ciò che semina, è significativo come il popolo italiano quasi continuasse a scegliere la Monarchia (in quel 1946), nonostante l'evidenza del tradimento dei Savoia!

Lasciare Roma, scappare, non fu altamente indecoroso per quei tempi e per la Storia tutta di una nazione?

Vinse la Repubblica (manu americana o meno).

L'Assemblea Costituente lavorò alacremente per quasi due anni. Il 22 Dicembre essa l'approvò e cinque giorni dopo il Presidente provvisorio De Nicola la promulgò. La Costituzione Italiana entrò in vigore il 1 Gennaio 1948.

Ora, alcune considerazioni:

a) Una Costituzione è figlia dei tempi - quindi non è legge eterna.

Poiché il mondo, nel secondo Novecento, ha notevolmente accelerato ogni processo, con la rivoluzione informatica, (cosa non prevedibile, evidentemente) bisogna pensare che alcuni di quei pensieri così alti del '48 siano oggi INATTUALI!

b) La Costituzione era frutto di una organicità di parti e partiti eterogenei.

Nata in situazione di emergenza, ma anche di profonda convergenza nello spirito antifascista dei tempi, essa era chiaramente un compromesso. Se la Dc, il Pci o il Psi avessero avuto potere maggioritario e maggiore libertà forse essa sarebbe stata scritta con parole diverse (fermo restando i principi di libertà).

 

Ad esempio, l'articolo 1

L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro.

A parte le nozioni politiche principali per cui una Repubblica (Res Publica- cosa pubblica) è un concetto ideale e democrazia (demo cratos - popolo, potere) è un concetto politico e pratico, c'è da rimarcare l'unicità dell'esperimento italiano, quel FONDATA SUL LAVORO che era stato fortemente voluto dai partiti di Sinistra e che inquadrava in una sacralità del lavoro e nella dignità di esso, tutta una futura strategia e psicologia operaia che solo in parte fu formata e tenne.

Quel fondata sul lavoro equivale a dire, a seconda del lavoro di ognuno ognuno avrà, che ognuno aveva il diritto sacrosanto al lavoro, che dal lavoro scaturisce vita dell'individuo, fonte di ricchezza per lo Stato e organizzazione civica delle categorie.

Questo primo articolo è l'elemento indiscutibilmente più sano, innovativo e rivoluzionario che io manterrei, della Costituzione.

 

c) la politica italiana, dopo la scrittura "ideale" della Costituzione, nella pratica si è macchiata dei più diversi crimini. Se essi sono nati con la Democrazia Cristiana, sono proseguiti con il Partito Socialista e con Forza Italia o con i partitucoli sinistroidi di fine '900 e inizio Duemila, oggi è uno scandalo e insieme fonte di vergogna, di deprecazione, di aridimento e frustrazione, vedere che la politica è stata ridotta a mercenarismo.

 

Questo, a mio giudizio, per la sottocultura italiana:

1) Gli Italiani sono individualisti;

2) Anche per colpa di alcuni esponenti delle istituzioni religiose, per la perdita dello spirito autenticamente cristiano che ha ispirato molti santi e molti eventi del passato nazionale;

3) Per la finzione di alcune parole che, sempre vendute per vere, sono state esautorate di significato: libertà, bene pubblico...

4) Per la volontaria mancanza di EDUCAZIONE del popolo (concetto mazziniano al quale sono legato e che è per me cardinale per una ipotetica rinascita del Paese!).

 

In particolare, oltre l'accrescimento esponenziale di casi criminali nella società civile, l'imbarbarimento dei parlamentari, cui nessun crimine è estraneo, l'Italia oggi è falsamente Repubblica, falsamente democratica, per nulla fondata sul lavoro.

Ma oltre le varie e delittuose mancanze e i vari reati di cui la classe politica nazionale e locale si è macchiata, credo che l'attualità ultima ci dica meglio e definitivamente chi siamo.

 

Il tg1 riporta la notizia che al Viminale sono stati consegnati ben 213 simboli, concorrenti alle prossime elezioni politiche.

213 partiti, movimenti o liste civiche. 213!

Oltre l'ennesima schifosissima indecenza italiota della riproduzione similare dei simboli di alcuni partiti e movimenti (Ingroia, M5s, Pdl, Lista civica con Monti), l'aspetto deprecabile è proprio che l'Italia declini la libertà in questo modo, con il concorso di 213 simboli.

 

Questo in base all'articolo 49 della Costituzione Italiana che recita:

Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.

 

Io sono per l'abrogazione di questo articolo della Costituzione e per lo stabilimento di un sistema bipartitico SINISTRA - DESTRA (come in America e in Inghilterra) per cui l'italiano del futuro si schieri o qui o lì e non al centro, al centro più spostato da una parte o dall'altra.

Questa semplificazione condurrebbe già più ad una maggiore consapevolezza dell'elettore, ad una maggiore chiarezza del sistema e ad una significativa utilità del singolo voto.

 

SE L'OBBLIGO MORALE è QUELLO DI ESERCITARE IL DIRITTO DI VOTO, DI FATTO MI SENTO OFFESO E PROFONDAMENTE SCHIAVIZZATO DALLA MANCANZA DI VERA LIBERTà DA PARTE DEL SISTEMA POLITICO ITALIANO.

La presentazione di 213 simboli non è libertà, è schifosissima corruzione, è perpetuazione di interessi locali o personali, piccoli e no.

Io sono per la libertà che nasce dalla semplicità, dalla chiarezza e dall'assunzione di responsabilità.

E spero che un giorno avvenga, che io abbia gli occhi aperti o chiusi.