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Cosa succede in Italia


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L'Italia è un Paese difficile. Forse Gramsci era troppo duro nel rimbrottare contro la sua "troppa storia" che le avrebbe complicato il carattere, ma sicuramente è un Paese difficile perché troppe anime convivono.

Siamo guelfi e ghibellini, cattolici e anticlericali, rossi o neri.

O almeno eravamo. Le elezioni politiche dello scorso Febbraio, credo, avrebbero dovuto mettere in allarme una classe dirigente che era diventata, nel corso dei decenni, autoreferenziale, sempre più corrotta, ignorante e arrogante e sempre meno amata.

Se i truffaldini della Prima Repubblica, fossero democristiani o socialisti, rubavano e facevano rubare, compravano il consenso in cambio del benessere economico distribuito a tutti i livelli, adesso i nostri non hanno la capacità di tirare fuori da situazioni complesse il Paese.

Situazioni complesse che sarebbero risolvibili, chiariamoci, ma che si preferisce restino tali perché la tattica della "continua emergenza" è danarosa, rende necessario (nella mente bacata di un certo popolino) che vivano in quell'Olimpo aureo di Montecitorio e Palazzo Madama quella mescolanza di filibustieri della scheda che dovrebbero presiedere all'interesse comune.

Addirittura, il Palazzo ha fatto di questo modus vivendi una vera e propria anticultura della vita reale.

 

Adesso, per venire ai giorni d'oggi, cosa succede in Italia?

Ci sono state le elezioni: il Pd stenta e non vince (quindi perde?), Berlusconi recupera, molti sono stati bocciati dal popolo e la novità è il Movimento.

Hanno fatto ammenda dei propri sbagli? Hanno cercato di cambiare realmente rotta (Franceschini- Finocchiaro)? Hanno mantenuto la parola data (mai con Berlusconi- intesa con Berlusconi per il Colle e il governo...)?

Queste cose si pagano, perché quando il popolo ha fame pensa. E quando pensa sceglie. (Non sempre, a giudicare dall'abbindolamento "togliamo l'Imu" ma non tutto il popolo sa pensare e scegliere e per questo che investire sulla scuola non conviene...)

Così, se dopo un mese e mezzo non c'è ancora un'intesa sul governo da fare, l'elezione del Presidente della Repubblica sarebbe dovuto essere momento unificante e tonificante.

Invece? Macché!

A nomi improponibili, eppur presentati, si sono affiancati e hanno avuto modo di sperare nell'elezione prima Marini (accordo Pd-Pdl-Monti-Lega), nome che ha fatto infuriare incredibilmente molta parte della "base" del partito, di quei poveracci che ogni giorno si alzano e vanno a lavorare, i quali hanno provato profondo rammarico per il non rispetto della parola data; Prodi (nome che avrebbe dovuto trovare tutti d'accordo nel partito ma che ha fatto infuriare gli altri, risentiti da un nome tanto ostile); in tutto ciò il rifiuto di votare per Rodotà perché proposto da Grillo e che, nell'eventualità fosse divenuto Presidente, avrebbe rappresentato una indubbia vittoria per il Moviment.

Dunque, come si risolve il groviglio?

Rivotando Napolitano!

Cosa non prevista dalla Costituzione (almeno, ho controllato gli articoli dall'83 al 91 e non mi pare che sia previsto), fatto storico non di merito ma di necessità (anche se per la stampa è amatissimo) e soprattutto soluzione che rappresenta STATUS QUO ANTE, restaurazione, NON comprensione della volontà chiara ed inequivocabile del popolo italiano di un cambiamento radicale della politica.

Con ciò non dico che un partito prevalga sull'altro, l'Italia è divisa. Dico che c'è stata una nitida stroncatura di un certo tipo di conduzione politica e un certo tipo di politico che dovrebbe essere recepita e fatta propria dall'Aula e invece continua ad essere schivata.

NAPOLITANO BIS RAPPRESENTA UN GOLPINO, come dice GRILLO, perché, come i nomi di Marini, D'Alema ecc..., ha raccolto i voti di PD e PDL insieme. Un conto è dire di scegliere insieme un nome, un conto è dire "accontenta tutti".

Napolitano è stato un firmacarte per 7 anni e continuerà ad esserlo.

A prova di quanto asserisco siano le foto che ritraggono il capo del Centrodestra italiano alcuni attimi dopo la proclamazione della rielezione di Napolitano.

 

 

 

Adesso, Bersani ha distrutto un partito (tra l'altro così eteregeneo e indomabile da non essere un partito ma un insieme di correnti). Si è dimesso. Nelle piazze, alcuni elettori bruciano o strappano le tessere del partito. Intanto una folla si raduna per protestare contro questa scelta di comodo dei partiti.

Grillo chiama a raccolta i suoi, a Roma.

Si profilerebbe una gravissima contrapposizione piazza-palazzo.

 

Grillo, poi, desiste dall'arringa, proprio nel giorno di ieri, ma oggi appare in pubblico a Piazza Santi Apostoli a Roma.

L'ennesimo inciucio toglie altri protagonisti, ma Berlusconi rimane. Forse l'ultimo avversario di una certa politica. Forse il più ostico perché il più italiano nel genere, nel prototipo, nel carattere. Perché molti- troppi italiani si identificano in lui, in negatività che soldi, successo e potere fanno (per loro dannazione) dimenticare troppo spesso. E chi ci rimette è questo beneamato Paese, che pace non ha né più crede in sè o in altri crede.

Ultimo aggiornamento (Domenica 21 Aprile 2013 19:29)