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La storiografia moderna, sconfinatezza e limiti


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Quando si parla di storiografia moderna molte volte il pensiero corre necessariamente al 1929, alla Francia. Quell'anno, infatti, Marc Bloch e Lucien Febvre fondano la rivista Annales d'histoire economique et sociale. Presto Henri Pirenne si unirà a loro.

La scuola degli Annales è a giusta ragione famosa e apprezzata perché, in quel momento storico, rappresentò un passo in avanti fondamentale per quella materia (la Storia) che cominciava ad essere trattata con dignità e persino con rigore scientifico.

Gli Annales esigevano che lo storico affiancasse alle date e agli eventi, ai personaggi e alle informazioni note l'esperienza di altre scienze sociali che intanto o si erano affinate o si erano prepotentemente affacciate all'orizzonte culturale del secolo.

La Storia era anche Sociologia, Antropologia, Geografia, Giurisdizionalismo, Etnologia, Psicologia... La Storia è il risultato complesso di un complesso di fattori che la formano e determinano.

Così, con questa novità enorme, i contributi storici si arricchiscono di nuovi, interessantissimi e validissimi campi d'indagine. Ai re e alle regine e agli imperatori e ai Papi si sostituiscono (o meglio dovremmo dire si affiancano, perché i personaggi maiuscoli restano indispensabile riferimento storico) banchieri, artigiani, mercanti, guerrieri e santi minori.

Tutto ciò che nel passato del passato era stato lasciato al margine veniva, con gli Annales, riproposto al centro dell'attenzione degli studiosi. Addirittura vaste zone incontaminate e ignote venivano indagate, ora, con fervore.

Per questo nascono grandi libri di storia (i testi sono elencati a seconda dell'anno di prima edizione):

1924 - I re taumaturghi (M. Bloch)

1928 - Un destin, Martin Luther (L. Febvre)

1936 - Histoire de l'Europe des invasions au XVIe siècle -(H. Pirenne)

1937 - Maometto e Carlo Magno (H. Pirenne)

1949 - Apologia della storia (postumo, M. Bloch)

1949 - Civiltà e imperi del Mediterraneo nell'età di Filippo II (F. Braudel)

1956 - Mercanti e banchieri nel Medioevo (J. Le Goff)

1957 - Gli intellettuali nel Medioevo (J. Le Goff)

1958 - La venuta del libro: impatto della stampa 1450-1800 (L.Febvre)

1964 - La civiltà dell'Occidente medievale (J. Le Goff)

1975 - Guerrieri e contadini nel Medioevo  (G. Duby)

1979 - Civiltà materiale, economia e capitalismo (F. Braudel)

1980 - Lo specchio del feudalesimo. Sacerdoti, guerrieri e lavoratori (G. Duby)

1981 - Il cavaliere, la donna, il prete  (G.Duby)

1981 - La nascita del Purgatorio (J. Le Goff)

1986 - La borsa e la vita: dall'usuraio al banchiere (J. Le Goff)

1995 - San Luigi (J. Le Goff)

1999 - San Francesco (J.Le Goff)

2003 - Una storia del corpo nel Medioevo (J. Le Goff)

2004 - Un lungo Medioevo (J. Le Goff)

 

Tutti questi autori sono stati preziosi per la riscoperta, come si diceva, di questi personaggi minori che la precedente indagine escludeva. La Storia, fino all'inizio del XX secolo, era quella dei vinti, gli Annales hanno dato voce ai vinti.

Altra importante scoperta sono fenomeni psicologici, aspetti percettivi, simbolegie e mentalità del Medioevo (come la taumaturgia, il rapporto con il proprio e l'altrui corpo...).

Insomma, la scuola degli Annales ha liberato la Storia dall'etichetta di serva del potere e l'ha aperta al dialogo con le altre Scienze sociali.

Il successo del suo apporto alla conoscenza storica attuale è e rimarrà ineludibile.

A questa "sconfinatezza", a questo mondo aperto davanti agli storici delle nuove generazioni, fanno da contrappasso i limiti evidenziati dalla ricerca degli stessi Annales.

Questi limiti si prestano a critiche doverose.

Primo: Le Goff parla di "lungo Medioevo", escludendo che la pure importante scoperta dell'America abbia cambiato gli istituti economici, sociali, politici e cognitivi non sono stati "rivoluzionati" da tale evento. Le Goff afferma che il Medioevo aveva già avuto delle "rivoluzioni" simili a quelle della scoperta dell'America (Carlo Magno, il XII secolo, la stampa) e ne avrà ancora altre successivamente (la Riforma) ma nessuna di queste ha cambiato gli assetti principali della società occidentale. Almeno per Le Goff. Quando Le Goff afferma questo è convinto di non sapere che presto, in pochi anni, il Mediterraneo perderà molti dei suoi commerci, destinando ad un duro declino le città marinare italiane? Forse è convinto che la geografia mondiale, con le esplorazioni, cambia radicalmente? Ha forse la percezione di ciò che ha significato l'America in termini di possibile riscatto per avventuriere, missionari o piccoli e mediocri soldatini quali un Cortes?

Se questa rivoluzione non ha cambiato la Storia...

Si potrebbe certo continuare citando i nuovi e sconosciuti prodotti giunti in Europa (che segnano anche una nuova e diversa programmazione colturale) o gli indigeni schiavizzati e portati nel Vecchio continente o l'interesse al predominio dei mari e la costituzione e diffusione della pirateria.

Sembra che Le Goff, quando affermi e teorizzi il "lungo Medioevo", che addirittura partirebbe dal V secolo per arrivare al XVIII, non tenga in considerazione tutti questi aspetti. E, a mio giudizio, sbaglia.

 

Ultimo aggiornamento (Martedì 11 Dicembre 2012 10:29)