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Il voto di Italia bene comune


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America magistra est.

Dal grande spettacolo mediatico americano, che intreccia aspetti socio- economico-psicologici dell'antica Roma e delle moderne tecnologie, l'Italia prende esempio.

Così nascono le "primarie", le elezioni all'interno di una coalizione (o di un partito) per scegliere un unico cavallo, un unico candidato e così non disperdere voti.

L'affluenza, tutti l'hanno detto, è stata alta e ribalta il dato siciliano di qualche settimana or sono, ove il primo partito (quello del movimento grillino) aveva vinto tra le macerie dell'astensionismo.

Invece gli elettori (e non) di centrosinistra hanno plaudito all'iniziativa in modo così clamoroso da far ritenere che le primarie diventeranno un'abitudine democratica e forse spingeranno persino il centrodestra a farle.

Resta un aspetto ancora vergognoso di tutta questa "festa" del voto. L'aspetto, forse insignificante, forse no, dei due euro per votare.

Se facciamo due conti, la Rai afferma che il costo per seggi e scrutatori si aggirerebbe, per il centrosinistra, attorno al milione e mezzo di euro.

2 euro a votante per 4 milioni di votanti fanno invece un incasso di 8 mln di euro!

Ora, al netto del grande guadagno, di quei soldi cosa ne sarà? Aspetteranno il prossimo Lusi?

Quanto bene farebbe quei soldi a un negozietto di una provincia sperduta della Basilicata o a un'azienda del profondo Friuli?

Dico: cosa se ne farà?

 

Per analizzare il voto, invece, diremo che il vincitore è Renzi, il quale giovane e inesperto gareggia alla pari con il segretario del Pd in carica Bersani.

Certo è che il primo turno, a mio giudizio, non è mai indicativo e i giornalisti che chiedono al segretario se si ritiene infelice di non essere passato al primo turno denunciano una incapacità di analisi preoccupante.

Cinque candidati e il voto si frammenta, per forza. Piuttosto io affermo che il vincitore del primo turno è in realtà Renzi perché è un nuovo che è stato superato solo dall'8% dei voti!

Ora, il peso reale della novità di Renzi o del conservatorismo di Bersani lo darà il secondo turno, quando chi ha votato Vendola (anche per lui un risultato da me inaspettato) dovrà schierarsi. E l'11% del pugliese farà la differenza.

 

Perché votare? Per il sacrificio storico, personale e comunitario, che il popolo italiano ha sofferto per la democrazia (per quanto oggi sia imperfetta!).

Perché votare: per evitare l'ennesima beffa del ritorno del "superoe" che da vent'anni fa sfaceli e scandali, che ha rovinato questo Paese più di quanto non lo abbiano fatto la Dc e il Psi e che si appresterebbe ad un ritorno che pure io per metà auspico non si avveri, pure per metà auspico che si avveri perché il popolo italiano avrebbe così la possibilità di infliggere una storica sconfitta al suo populismo da strapazzo e al suo istrionismo vaneggiatore.

 

Il centrosinistra di Bersani, quindi, sarebbe un conservatorismo di sinistra migliore dello scempio di destra. Il meglio sarebbe la novità rappresentata dal sindaco di Firenze.

Vedremo...