Vito Lorenzo Dioguardi - Blog

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Perché l'avvio di nuove colonie da parte di Israele è sbagliato

L'indomani del riconoscimento della Palestina come stato osservatore non membro dell'Onu, avvenuto poche settimane fa, la risposta di Israele era stata immediata: proposta di avvio di nuove colonie nei territori occupati.

Oggi quella proposta diventa realtà: il governo israeliano costuirà nuovi insediamenti.

Sono state programmate, infatti, nuove 523 unità abitative dislocate tra Gerusalemme Est (la zona "musulmana" della Capitale) e la Cisgiordania (Il territorio a maggioranza musulmana controllato militarmente - e politicamente - da Israele).

ARTICOLO SU LA REPUBBLICA

 

Ora, una prima riflessione doverosa ci impone di chiederci: perché questo botta-risposta.

Perché è una catena di conseguenze che ha la sua origine moderna col l'insediamento di uno Stato d'Israele alla fine del secondo conflitto mondiale ma che in realtà, a ben vedere, apparterrebbe a quel più generale antigiudaismo che è l'insieme delle idee volte a strappare ad Israele quel territorio o, come affermano altri, a "distruggere Israele".

Quindi la contesa Palestina- Israele rientra non solo in una cornice storica molto antica, ma anche in una cornice politica internazionale e ampia.

Gli schieramenti in questione sono Israele con i propri alleati (in primis gli Usa) e l'Autorità Nazionale Palestinese (ANP) con i propri (Iran ecc...).

 

Gli Israeliti si sentono perennemente minacciati. Si sentono di vivere con le armi puntate addosso. Ora, al di là della drammatizzazione politica della questione, è vero che nella vita quotidiana questi sentimenti sono percepiti.

Perciò, il discorso di Nethanyau al Congresso delle Nazioni Unite circa la "linea rossa" del completamento della dotazione di energia anucleare delle centrali iraniane era chiaro all'interno di Israele ma non è stato minimanente preso in considerazione all'estero (tranne gli Stati Uniti).

ARTICOLO SULLA QUESTIONE

 

 

Questa riflessione storico-politica, allora, ci aiuta molto a chiarire le vicende di cui "passivamente" il mio Paese viene a conoscenza (in maniera poco diretta, poco organica, poco incidendo nelle scelte volte alla pace e alla collaborazione di tutti perché in quella terra nasca uno Stato di Palestina e venga riconosciuto e rispetto quello d'Israele.

 

Allora, il punto è che la controversia non finirà mai, se le due parti non provano ad immedesimarsi almeno una volta, nella situazione dell'altro:

- Gli Israeliti dovrebbero pensare che non avere una patria toglie la dignità, intristisce, è una condizione spiacevolissima; per rammentarlo potrebbero semplicemente leggere i tanti profeti che Dio ha mandato al loro popolo e le preghiere e le lacrime durante i due "soggiorni forzati" in schiavitù a Babilonia e in Egitto;

infine, dovrebbero pensare che le angherie militari essi le hanno subite durissimamente (Shoah) e che trasformarsi da vittime in carnefici è contro la volontà di Dio e contro la Storia e contro sé stessi;

 

- I Palestinesi devono pensare che è un diritto importante quello di garantire, custodire e salvaguardare la presenza di uno Stato d'Israele in quei luoghi, perché è giusto che ogni uomo abbia una patria, perché anche gli Israeliti (così come loro stessi) furono scacciati dalla loro legittima terra, perché sono una risorsa culturale, economica e morale per tutta quella regione;

potrebbero anch'essi aprire il Corano e scoprire i segreti insiti nella convivenza e ricordare come i propri padri facevano bene ad assicurare agli abitanti delle conquiste arabe del VI - VII secolo il mantenimento della propria fede, dei propri costumi e delle proprie consuetudini, semplicemente pagando una tassa;

 

Infine, Ebrei e Musulmani e Cristiani dello Stato invisibile di Palestina e visibilissimo di Israele potrebbero anche ricordarsi che sono figli dello stesso Dio! Che Dio è uno! Che Dio è il Padre di tutti gli uomini della Terra! Che Dio ama tutti i suoi figli e uccidere un uomo, privare un uomo della vita, significa offendere Dio!

Per portare avanti il processo di pace, in un recente passato, ci sono stati uomini coraggiosi e ispirati che volevano garantire pace-dialogo-prosperità ai due popoli.

La guerra cancella, la pace costruisce, questo dovrebbe essere il messaggio, in ricordo di quei coraggiosi che hanno provato con il proprio entusiasmo a cambiare una situazione assai comune in quella terra unica!

 

¥

 

(English version)

The day after the recognition of Palestine as a state observer member of the UN, which took place a few weeks ago, Israel's response was immediate: proposing the initiation of new settlements in the occupied territories.
Today, this proposal becomes reality: the Israeli government costuirà new settlements.
Have been planned, in fact, 523 new housing units located between East Jerusalem (the area "Muslim" in the capital) and the West Bank (the Muslim-majority territory controlled militarily - and politically - from Israel).
ARTICLE ON THE REPUBLIC


Now, a first reflection duty requires us to ask why this back-response.
Because it is a chain of consequences that has its modern origin with the establishment of a State of Israel at the end of World War II but in fact, in hindsight, it belonged to the more general anti-Judaism that is the set of ideas aimed at tearing Israel that territory or, as others say, to "destroy Israel."
Therefore contention Palestine-Israel falls not only in a historical setting very old, but also in an international policy framework and broad.
Sides in question are of Israel with their allies (especially the U.S.) and the Palestinian National Authority (PNA) with its (Iran etc ...).


The Israelites feel constantly threatened. Feel to live with guns trained on him. Now, beyond the political drama of the matter, it is true that in everyday life these feelings are perceived.
Therefore, the speech Nethanyau the United Nations Congress on the "red line" the completion of the budget of the central Iranian energy anucleare was clear inside Israel but has not been taken into account minimanente abroad (except the United States ).
ARTICLE THE QUESTION






This historical and political reflection, then, helps us a lot to clarify the events of which "passively" my country is aware (in a rather direct, not organic, not affecting choices in times of peace and cooperation of all because in that earth is born a Palestinian State and recognition of and respect for the people of Israel.


So, the point is that the dispute will never end, if the two parties do not try to empathize at least once, in the situation of the other:
- The Israelites should think that not having a home away the dignity, saddening, is a very unpleasant condition, to remember this could just read that God sent many prophets to their people and the prayers and tears during the two "stays forced" in captivity in Babylon and Egypt;
Finally, they should think that they have been subjected to harassment military durissimamente (Shoah) and transformed from victims into executioners is against the will of God and against history and against themselves;


- The Palestinians must think that is an important right to secure, protect and safeguard the existence of a State of Israel in those places, because it is right that everyone has a home, because the Israelites (as well as themselves) were expelled from their legitimate land, because they are a cultural resource, economic and moral throughout the region;
could also open the Koran and discover the secrets inherent in cohabitation and remember how their fathers did well to secure the inhabitants of the Arab conquests of the VI - VII century the maintenance of their faith, their customs and their habits, simply by paying a fee;


Finally, Jews and Muslims and Christians of the State of Palestine invisible and highly visible of Israel might also remember that they are children of the same God! That God is one! That God is the Father of all men on earth! God loves all his children and kill a man, to deprive a man of life means to offend God!
To carry forward the peace process, in the recent past, there have been brave and inspired that they wanted to ensure peace-dialogue-prosperity of the two peoples.
The war clears, peace building, this should be the message in memory of those brave people who have tried their enthusiasm to change a situation very common in that land only!

 

Discorsi sul Natale

Dedico queste parola a quanti non credono nel Natale e a quanti ci credono!

Dico a tutti loro, miei fratelli, di fare attenzione all'apparenza e alla sostanza. Un conto è la realtà e un conto è la Verità.

Certo non voglio dire che la verità è necessariamente la fede, ma prima di scartare l'ipotesi perché non leggere qualche riflessione in proposito?

Dieci minuti varranno pur bene il resto della nostra esistenza.

 

 

La parola latina Natalis, in italiano Natale, ha a che fare con i termini nato e nascita (detta anche natività).

Il Natale, così, dà valore ad una persona, il neonato, e un avvenimento, la nascita di un essere umano e l'inizio di una nuova vita.

Persona e Avvenimento, tempo personale nel tempo generale, vita nella Vita.

Il Natale è una festa cristiana che celebra la nascita di Gesù di Nazareth, ma in realtà Natale è tutti i giorni, in qualunque parte del mondo, laddove nasce una nuova creatura e una storia d'amore frutta una nuova vita.

Il Natale celebra l'avvenimeto principe della storia dell'umanità, per i Cristiani: la nascita del Salvatore del mondo, Gesù di Nazareth.

Il fatto che Dio diventi uomo, però, non è un fatto meramente cristiano. Anche la mitologia greco-romana aveva elaborato forme di contatto tra gli dei e gli uomini. Queste forme di contatto avvenivano, però, in modo sostanzialmente diverso:

- si trattava di brevi visite e spesso per ragioni utilitaristiche e individualistiche (Giove che seduceva donne, un dio o una dea che aiutava il proprio prode in battaglia) ecc...;

- si trattava di epifanie (apparizioni) naturomorfe (Giove che si trasforma in pioggia, in toro ecc...) o antromorfe (Atena che si tramuta in Mentore) ma non solo l'una o non solo l'altra;

- si tratta di passaggi di voleri/preghiere tramite la divinazione;

 

A una prima analisi si può concludere che il Natale cristiano ha una matrice anche nelle tradizioni classiche ma ha una portata contenutistica decisamente nuova e decisamente particolare: addirittura Dio che si trasforma in uomo!

Questo solo pensiero dell'antropomorfizzazione di Dio ha scandalizzato molte persone e credo che necessiti di livelli di analisi ulteriori, alla base delle quali ci devono essere

A) una conoscenza generale della Bibbia

B) una riflessione sull'eccezionalità del caso "uomo" all'interno della Creazione - o almeno di quella che conosciamo (cioè nessun animale è paragonabile all'uomo, ce ne sono di simili ma non di uguali!).

 

Da queste basi partiremo per la nostra riflessione sul Natale.

 

Gli Americani e l'attitudine alle armi

L'America è nata come una colonia inglese e come colonia ha dovuto/voluto difendersi dagli assalti dei nemici (Fra -India - Spag, Inglesi fedeli alla madrepatria ecc...).

Dunque, nel carattere americano ci sono la frontiera, il West, l'avventura e le armi.

Troppe volte le armi hanno segnato la Storia e le storie della povera gente.

Oggi, con molta tristezza, apprendiamo di una nuova ennesima strage. Purtroppo non la prima, purtroppo non l'ultima.

Una lunga serie di stragi "personali", di civili contro civili, ha insaguinato i 50 Stati.

Il Massacro di Columbine (1999), il Virginia Polytechnic Institute (2007), fino agli ultimi, la sparatoria di Tucson (2011) e il massacro di Aurora (2012).

 

Ricordo di Bowling for Columbine (2002) di Micheal Moore che già denunciava l'incredibile legislazione americana che fa proliferare le armi con un'estremità assoluta. E i ragazzi con delle armi si sentono quello che non sono. I ragazzi notoriamente sono arrabbiati, ma lasciare che sfoghino la rabbia con le armi cosa diventa l'America? Un set cinematografico di stragi e crimini a cielo aperto.

Altro discorso pregnante meriterebbe il ruolo educativo all'interno della nostra società. Ogni civiltà ha dato grande importanza all'educazione, la nostra ne dà poca (rispetto al grado di conoscenza che abbiamo). Voglio dire che in tv c'è troppa violenza, i videogiochi, i gialli, gli assassinii, tutto è troppo violento in una società che avrebbe la possibilità di instaurare realmente saldi criteri di pace e di comprensione reciproca.

Credo che tutti possano essere tristi ma spero che gli amici americani riflettano sulla propria attitudine alle armi e si rispondano che le armi dovrebbero essere abolite, sparire dalla faccia della Terra!

 

Oggi si piangono più di una trentina di vittime ed è giusto piangerli. Ma domani?

Non so cosa sarà mai il mondo tra cento anni, l'unica cosa che so è che questo continuo stillicidio di persone innocenti è l'illusoria vittoria di un gesto criminale che non ha giustificazioni. E dopo le armi, perché non preveniamo i crimini, dicendo ai criminali quanta salvezza c'è nell'amore e nell'aiuto fraterno reciproco?

Oggi, da questa notizia, da queste notizie, l'umanità trova la conferma che l'amore è la ragione della vita. Non altro. E l'amore noi tutti cercheremo per le nostre vite e per le vite di quanti incontreremo.

 

Riflessioni sulla fine del mondo

La fine del mondo è un tema che affascina l'uomo da sempre e questa non è una novità. D'altronde non è nuovo il fatto nemmeno che puntualmente, ogni qual volta la si annuncia ci sono coloro che ci credono (ingenui) e coloro che bestemmiano sulla falsità delle religioni (ignoranti). Non so quali delle due categorie sia più deleterea.

Facciamo un passo indietro. L'uomo ha nel suo animo questa "propensione all'indagine sul dopo" che sia la morte, che sia la morte dell'umanità (fine del mondo).

L'avevano i popoli antichi, l'ha il messaggio escatologico dei Vangeli, l'hanno i carlatani, i ciarlieri, i timorosi o i saccenti...

Il rapporto con la morte personale non è il caso affrontarla ora, ma il caso della morte generale, questo sì. Perché? Perché è d'attualità (in realtà dall'inizio di quest'anno, se non prima) la cosiddetta "profezia dei Maya".

I Maya, la popolazione preazteca dell'America centrale, che aveva diverse virtù, tra cui quella di divinare sulle cose future, nel loro libro sacro avrebbero scritto che la fine del mondo sarebbe corsa in quest'epoca; fatti due conti e trasmutato il calcolo del loro tempo col nostro dovrebbe essere il 21 Dicembre 2012.

Come al solito si sono scritti libri (libracci dico io!), si sono eseguiti servizi giornalisti e si sono girati addirittura film su tale argomento. Nell'idea generale, o almeno in quella uscita dalla penna romanzesca di chi ha diffuso questa notizia e mosso queste voci, ci sarebbero una serie di catastrofi naturali che spazzerebbero via l'umanità.

Ironie, panico, sentimenti misti, il primo dei quali indifferenza, hanno saluta l'annuncio di questa notizia. Nel corso dei mesi, si è detto che i Maya non avrebbero profetato proprio la fine del mondo ma una rigenerazione, una rivoluzione che avverebbe proprio in tale data.

Fermo restando quello che pensa il popolino e quello che non pensano i potenti, posso dirvi cosa credo io della vicenda. Montatura, per fare soldi.

Di solito si solleticano le paure del popolo per battere cassa. Così in Siberia si vendevano kit di sopravvivenza alla fine del mondo (nel Tg1 di qualche giorno fa).

Alcune considerazioni:

A) Innanzitutto per me i Maya aveva berlumi di verità ma non la verità. Per me la Verità è la Parola di Gesù di Nazareth, il Cristo, il Figlio di Dio, il quale ha detto che alla fine dei tempi si sarebbe visto il Figlio dell'uomo venire sulle nubi ma, ai discepoli che volevano sapere con insistenza "quando avverranno queste cose" disse di avere fede e che solo il Padre sa il giorno.

B) Nella storia abbiamo avuto periodi di grande attesa della fine del mondo: nel primo Cristianesimo, nell'Anno Mille, persino nel Duemila (si profetava anche lo spegnimento simultaneo degli apparecchi elettronici causa una insondabile causa di forza maggiore). Inutile dire che ogni volta fu la paura, ma la fine del mondo non arrivò. Stava per arrivare davvero la fine del mondo quando meno la gente se lo aspettava: con due guerre mondiali e durante la Guerra Fredda).

C) L'uomo che stupidamente uccide e si arricchisce e sperpera e spreca non si rende conto che davanti ai grandi fenomeni della natura, la cui potenza non è ancora stata minimamente ridotta, egli non può nulla. Davanti all'uragano Kathrina o Sandy o allo tsunami non si può ancora fare nulla! La Natura è molto potente e potrebbe distruggere l'umanità anche domani!!! Se non accade (ancora), cosa significa?

Cosa credo: che la fine del mondo sia una questione innanzitutto personale e che l'Apocalisse arrivi con il Giudizio di Dio alla fine della vita di ognuno di noi.

Penso anche la l'Apocalisse generale verrà ma quando meno ce lo si potrà aspettare.

 

La storiografia moderna, sconfinatezza e limiti

Quando si parla di storiografia moderna molte volte il pensiero corre necessariamente al 1929, alla Francia. Quell'anno, infatti, Marc Bloch e Lucien Febvre fondano la rivista Annales d'histoire economique et sociale. Presto Henri Pirenne si unirà a loro.

La scuola degli Annales è a giusta ragione famosa e apprezzata perché, in quel momento storico, rappresentò un passo in avanti fondamentale per quella materia (la Storia) che cominciava ad essere trattata con dignità e persino con rigore scientifico.

Gli Annales esigevano che lo storico affiancasse alle date e agli eventi, ai personaggi e alle informazioni note l'esperienza di altre scienze sociali che intanto o si erano affinate o si erano prepotentemente affacciate all'orizzonte culturale del secolo.

La Storia era anche Sociologia, Antropologia, Geografia, Giurisdizionalismo, Etnologia, Psicologia... La Storia è il risultato complesso di un complesso di fattori che la formano e determinano.

Così, con questa novità enorme, i contributi storici si arricchiscono di nuovi, interessantissimi e validissimi campi d'indagine. Ai re e alle regine e agli imperatori e ai Papi si sostituiscono (o meglio dovremmo dire si affiancano, perché i personaggi maiuscoli restano indispensabile riferimento storico) banchieri, artigiani, mercanti, guerrieri e santi minori.

Tutto ciò che nel passato del passato era stato lasciato al margine veniva, con gli Annales, riproposto al centro dell'attenzione degli studiosi. Addirittura vaste zone incontaminate e ignote venivano indagate, ora, con fervore.

Per questo nascono grandi libri di storia (i testi sono elencati a seconda dell'anno di prima edizione):

1924 - I re taumaturghi (M. Bloch)

1928 - Un destin, Martin Luther (L. Febvre)

1936 - Histoire de l'Europe des invasions au XVIe siècle -(H. Pirenne)

1937 - Maometto e Carlo Magno (H. Pirenne)

1949 - Apologia della storia (postumo, M. Bloch)

1949 - Civiltà e imperi del Mediterraneo nell'età di Filippo II (F. Braudel)

1956 - Mercanti e banchieri nel Medioevo (J. Le Goff)

1957 - Gli intellettuali nel Medioevo (J. Le Goff)

1958 - La venuta del libro: impatto della stampa 1450-1800 (L.Febvre)

1964 - La civiltà dell'Occidente medievale (J. Le Goff)

1975 - Guerrieri e contadini nel Medioevo  (G. Duby)

1979 - Civiltà materiale, economia e capitalismo (F. Braudel)

1980 - Lo specchio del feudalesimo. Sacerdoti, guerrieri e lavoratori (G. Duby)

1981 - Il cavaliere, la donna, il prete  (G.Duby)

1981 - La nascita del Purgatorio (J. Le Goff)

1986 - La borsa e la vita: dall'usuraio al banchiere (J. Le Goff)

1995 - San Luigi (J. Le Goff)

1999 - San Francesco (J.Le Goff)

2003 - Una storia del corpo nel Medioevo (J. Le Goff)

2004 - Un lungo Medioevo (J. Le Goff)

 

Tutti questi autori sono stati preziosi per la riscoperta, come si diceva, di questi personaggi minori che la precedente indagine escludeva. La Storia, fino all'inizio del XX secolo, era quella dei vinti, gli Annales hanno dato voce ai vinti.

Altra importante scoperta sono fenomeni psicologici, aspetti percettivi, simbolegie e mentalità del Medioevo (come la taumaturgia, il rapporto con il proprio e l'altrui corpo...).

Insomma, la scuola degli Annales ha liberato la Storia dall'etichetta di serva del potere e l'ha aperta al dialogo con le altre Scienze sociali.

Il successo del suo apporto alla conoscenza storica attuale è e rimarrà ineludibile.

A questa "sconfinatezza", a questo mondo aperto davanti agli storici delle nuove generazioni, fanno da contrappasso i limiti evidenziati dalla ricerca degli stessi Annales.

Questi limiti si prestano a critiche doverose.

Primo: Le Goff parla di "lungo Medioevo", escludendo che la pure importante scoperta dell'America abbia cambiato gli istituti economici, sociali, politici e cognitivi non sono stati "rivoluzionati" da tale evento. Le Goff afferma che il Medioevo aveva già avuto delle "rivoluzioni" simili a quelle della scoperta dell'America (Carlo Magno, il XII secolo, la stampa) e ne avrà ancora altre successivamente (la Riforma) ma nessuna di queste ha cambiato gli assetti principali della società occidentale. Almeno per Le Goff. Quando Le Goff afferma questo è convinto di non sapere che presto, in pochi anni, il Mediterraneo perderà molti dei suoi commerci, destinando ad un duro declino le città marinare italiane? Forse è convinto che la geografia mondiale, con le esplorazioni, cambia radicalmente? Ha forse la percezione di ciò che ha significato l'America in termini di possibile riscatto per avventuriere, missionari o piccoli e mediocri soldatini quali un Cortes?

Se questa rivoluzione non ha cambiato la Storia...

Si potrebbe certo continuare citando i nuovi e sconosciuti prodotti giunti in Europa (che segnano anche una nuova e diversa programmazione colturale) o gli indigeni schiavizzati e portati nel Vecchio continente o l'interesse al predominio dei mari e la costituzione e diffusione della pirateria.

Sembra che Le Goff, quando affermi e teorizzi il "lungo Medioevo", che addirittura partirebbe dal V secolo per arrivare al XVIII, non tenga in considerazione tutti questi aspetti. E, a mio giudizio, sbaglia.

 

 
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